02/11/07

07

È notte, la metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa brilla di luce artificiale. Ti guardi intorno e vedi facce di persone allegre, facce di persone tristi, facce di persone che cercano qualcosa, facce di persone che hanno appena trovato quello che cercavano da tempo. Vedi facce di persone vive. Facce di persone con occhi profondi. Facce di persone con occhi lucidi. Facce di persone con occhi stanchi.

Nella metropoli occidentale che hai scelto di abbandonare un po' di tempo fa, pensi, non esistono facce. Le persone non hanno espressione. O meglio, come Clint Eastwood, hanno solo due espressioni: quella incazzata e quella incazzata nera. O, meglio ancora, nella metropoli occidentale che hai scelto di abbandonare un po' di tempo fa le persone hanno perso la faccia da un bel po' di tempo. Forse perché, da un bel po' di tempo, hanno smesso di essere persone.

Per la prima volta da quando hai smesso di essere dipendente, ti senti realmente libero.

Per la prima volta scopri il valore impagabile del tempo.

Se essere un consulente consiste nel vendere i tuoi neuroni, che almeno non siano a buon mercato. Se il tuo lavoro è simile a quello di una prostituta, che almeno non lavori nei fine settimana e negli alberghi ad ore.

Ciononostante, nella metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere qualche tempo fa, hai scoperto un albergo ad ore di design. Ti chiedi se una sveltina durante la pausa pranzo meriti circostanze esteticamente favorevoli. Ti chiedi che faccia abbiano i clienti dell'albergo ad ore di design. Probabilmente una bella faccia, allegra, rilassata, contenta.

Ieri, senza che tu ne avessi realmente bisogno, hai prenotato quattro ore in una di quelle stanze.

Quando ti risvegli, la notte popolata della metropoli in cui hai scelto di vivere qualche tempo fa brilla di luce artificiale, le facce delle prostitute sono allegre, le facce dei loro clienti sono rilassate, le facce dei camerieri sono contenti. E tu, non puoi fare a meno di pensare al buio della metropoli che hai scelto abbandonare qualche tempo fa.

Quattrocento euro ben spesi, supponi.

Dovrebbe essere un servizio pubblico, pensi. Per questo motivo, annoti mentalemente, paghi il taxi, saluti tutti cordialmente e cerchi di capire se è possibile fare l'abbonamento.

23/10/07

06

È presto, molto presto, per i tuoi gusti. Nella metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa il sole non ha ancora deciso di svegliarsi, mentre tu hai giá preso il caffè e fumato una sigaretta, fatto la doccia, preso il caffé fumata una sigaretta, mangiato cereali, bevuto un probiotico, preso il caffé e fumata una sigaretta.

Dicevi, quando abbandoni il tuo attico all'ottavo piano di un palazzo nella zona residenziale meno in della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa, il sole non ha ancora deciso di svegliarsi. La poca gente in attesa dell'autobus ha sempre la stessa faccia. Le stigmate del lavoro dipendente. I liberi professionisti non prendono l'autobus. Non usano i mezzi pubblici.

Stereotipi. Il libero professionista guida un SUV. Il lavoratore dipendente usa i mezzi pubblici. Il libero professionista indossa giacca e cravatta. Il lavoratore dipendente veste piú casual. Il libero professionista mangia al ristorante. Il lavoratore dipendente si porta il pranzo da casa.

Tu sei a dieta. Ti piace portare vestiti scuri ma senza la cravatta e guidi una vecchia graziella usata.

Stai lavorando come consulente in una multinazionale della spazzatura. Ti pagano uno sproposito. Ufficialmente (e per approsimazione) il tuo lavoro è quanto di piú vicino ci sia al venditore porta a porta. Ovviamente il tuo vero compito consiste nel passare inosservato. Essere invisibile. Se c'è una cosa che hai imparato dopo dieci anni di lavoro dipendente è questa: negli uffici trionfano due tipi di persone, quelle che non fanno rumore o quelle che fanno troppo rumore. E, in ogni caso, il primo tipo di persona, si salva sempre.

Entrare in un ufficio non ti fa alcun effetto. Anzi.

La cosa che più apprezzi è l'ascensore.

Lavori in una torre di quindici piani sulla unica avenue della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa. In veritá sarebbero tre, le avenue. Ma questa è l'unica che possa davvero definirsi tale.

Lavori al piano numero quindici. La multinazionale della spazzatura occupa gli ultimi cinque piani. Nello stesso edificio ci sono una multinazionale dell'informatica, una multinazionale delle assicurazioni, una fondiaria locale, una multinazionale dei detersivi, un centro commerciale e otto piani di parcheggio sotterraneo.

Quando arrivi davanti all'ascensore ripassi mentalmente il copione della giornata. Ti guardi nello specchio e il tuo sorriso migliore è pronto a compiere il suo dovere. Sei pettinato e rasato. Vesti di scuro. Non hai alcun colore. Ma non sei pallido.

I dipendenti dell'informatica si riconoscono dalle borse dei laptop. Hanno il logo della multinazionale. Manager, amministrativi e commerciali si somigliano tutti. Ma gli informatici sono informatici seri. Hanno i brufoli e bevono il cappuccino in ascensore. Sono sempre sudati e ridono senza motivo.

I dipendenti dei detersivi si riconoscono dal profumo. Non potrebbe essere altrimenti, pensi. E, disgraziatamente, aggiungi, è difficile distinguere gli uni dagli altri. Hanno il fenotipo del venditore tupperware. Il principale criterio discriminante per la loro assunzione è, dopo lo sguardo inerte, un MBA.

Quelli che adori lavorano nei piani immediatamente inferiori alla multinazionale della spazzatura.

Sono gli assicuratori. Casa, lavoro, auto, motociclo, bicicletta, vita, morte. Anche miracoli, probabilmente. Sono capaci di vendere polizze di assicurazione per tutto e a tutti. Drammaticamente, per te e per il tuo buon gusto, non sono capaci di scegliere cravatte e scarpe. Drammaticamente, per loro, sono conviti di essere eleganti. Davvero, sono conviti di avere buon gusto.

(La realtà, triste, della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere, è che il buon gusto in termini di abbigliamento non esiste, ti dici - ma forse il buon gusto in generale non esiste. non é un argomento che intendi discutere in questa sede quindi ti sistemi la cintura dei pantaloni e chiudi la parentesi.)

Quando la porta dell'ascensore si spalanca definitivamente sei arrivato al piano quindici: apri la porta d'ingresso con un badge, sorridi amabilmente (ma non troppo) alla receptionist, bevi un caffè e fumi una sigaretta, cammini lungo un corridoio sorvegliato da telecamere, raggiungi la tua scrivania, accendi il tuo terminale e - improvvisamente - ti accorgi di quanto sia semplice il mondo.

Per questo, e altri motivi che non intendi spiegare, saluti cordialmente e cerchi di diventare invisibile.

11/10/07

05

È un pomeriggio qualsiasi di un giorno qualsiasi e, nella metropoli occidentale in cui da qualche tempo hai scelto di vivere, piove, anzi diluvia. È così il tempo in questa cittá. Non piove per mesi e poi recupera tutto in un giorno. D'altra parte non sei qui per parlare del tempo.

Da una ricerca condotta dal Ministero dell'Industria, sembra che nello stato in cui vivi, ci sono undici milioni di persone che guadagnano meno di mille euro al mese. Di questi undici milioni, almeno il cinquanta per cento guadagna meno della metà. Eppure, rifletti, siamo nel duemilasette, quasi duemilaotto, in uno stato considerato modello di welfare dalle sinistre di mezzo occidente.

Ti chiedi come sia possibile sopravvivere con cinquecento euro al mese al giorno d'oggi.

La PS3 costa seicento euro.
Cenare da Sadler costa seicento euro.
Un fine settimana con escort costa seicento euro.
L'iphone costerà seicento euro.

No, ti dici, non è possibile che una persona normale sia costretta a vivere con un budget così ridotto. Non è possibile che ci sia gente costretta a rinunciare ad un fine settimana con la sua escort preferita. E soprattuto non è possibile che queste persone non possano permettersi di avere l'iphone.

Ti ritieni molto fortunato, anche se l'iphone nel tuo paese ancora non è arrivato, per questo saluti cordialmente e ti colleghi alla pagina della apple.

03/10/07

04

Ti svegli di buon mattino, raccogli in una cartellina i tuoi documenti e raggiungi il più vicino ufficio delle tasse della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa. Fai mente locale e, sì, hai tutto con te. Sei pronto ad affrontare gli impiegati dipendenti a tempo pieno della burocrazia locale. Sei persino pronto a parlare il loro dialetto. Sembra incredibile, ma c'è il sole anche se è ottobre.

Nell'ufficio sono tutti cordiali, per questo decidi di lasciare il tuo posto ad un immigrata cinese che bestemmia ideogrammi. Non capisci, ma dal tono di voce deve avere problemi più seri dei tuoi. Mentre la ragazza e l'impiegato faticano ad intendersi, ti rendi conto che lasciare il tuo posto da dipendente in un'azienda multinazionale non è stata l'unica dipendenza che hai abbandonato.

In ordine sparso ti vengono in mente:

la dipendenza economica dai tuoi genitori (molto presto, anche troppo)
la dipendenza psicologica dai tuoi amici (da qualche anno)
la dipendenza dal cibo (quando hai smesso di studiare)
la dipendenza da maria e fumo (solo due anni)
la dipendenza da cocaina (un anno scarso)
la dipendenza dalla pornografia (due settimane)

Ti chiedi a questo punto perché non riesci a smettere di fumare.

Mentre sei assorto nelle tue intelligentissime considerazioni l'impiegato e la ragazza finiscono di parlare a gesti. Dovrebbe essere il tuo turno. Ma l'impiegato, evidentemente esausto dopo dieci minuti di intenso lavoro, biascicando il suo dialetto ti comunica che va a prendersi un caffé. Il tuo umore non cambia.

Perché non riesci a smettere di fumare e di giocare in maniera compulsiva lo stesso gioco di calcio della playstation? Perché, invece, ti iscrivi in palestra, frequenti per un mese e poi ti stufi?

Tralasci la lista di attività che hai iniziato e poi abbandonato per noia dopo poco. Cerchi, piuttosto di concentrarti sulle ragioni per cui non riesci ad abbandonare le ultime due dipendenze che ti separano dalla libertà completa. Sono solo due, non dovrebbe essere così difficile, ti dici. Decidi che occorrono misure drastiche. Devi decidere una data. Dal primo novembre smetterai di fumare. Dal primo giorno del nuovo anno smetterai di giocare compulsivamente con la playstation (o almeno cambierai gioco). Anche se (su questo non ci metteresti le mani sul fuoco) il primo novembre non sarà di lunedì e nemmeno il primo giorno del nuovo anno.

L'impiegato ritorna sorridente e tu, oramai pieno di buoni propositi, ti avvicini al banco imperturbabile. Ricambi il sorriso e spieghi le tue ragioni. L'impiegato aggrotta le ciglia, teme di non aver capito. Ripeti con calma qual è il tuo problema e l'impiegato, ora sì, con sguardo comprensivo, ti indica un altro sportello. Non bestemmi. Non puoi bestemmiare. La tua giornata è iniziata col sole e non può terminare come le dodici fatiche di Asterix. Con pazienza ti avvicini all'altro sportello, aspetti il tuo turno senza battere ciglio ed esponi ancora una volta il tuo problema. L'impiegata, questa volta si tratta di una donna, circa trentanni, grassa e sudata, guarda i tuoi documenti. Per un tempo indefinito, che va dal secondo all'ora e mezza, la donna si allontana con la tua cartellina. Quando ritorna ha la faccia perplessa. Cosa succede, le chiedi? Nulla, lei non risulta all'anagrafe fiscale.

Ah... beh... Un problema da niente. Non risulti all'anagrafe fiscale. Sei fiscalmente anonimo. Un perfetto sconosciuto. Un senzatetto del fisco. Un barbone delle tasse. Un homeless dell'ufficio tributario. Il sole continua a splendere sul tuo tetto di cartone e da oggi hai una nuova consapevolezza. Per il fisco non esisti.

Chiedi ulteriori spiegazioni alla ragazza grassa e sudata (adesso ti sembra anche brufolosa e calva). Quando le ottieni, raccogli i tuoi documenti ed abbandoni l'edificio prima che esploda. Non appena fuori, maledici il giorno in cui non sei diventato evasore fiscale.

Eppure, il sole resta alto e hai una meravigliosa giornata davanti. Per questo, saluti tutti cordialmente e cerchi di capire in che modo puoi sprecarla.

01/10/07

03

Qualche giorno fa hai una conversazione molto significativa con Arta, la tua migliore amica anche a distanza. Le vuoi un sacco di bene nonostante abbia l'abitudine di innamorarsi dei tuoi amici, fidanzarsi con i tuoi amici, litigare con i tuoi amici e di conseguenza non rivolgerti la parola per mesi. Rileggi con attenzione la conversazione e decidi di pubblicarla.

arta scrive:
ora come ora non sopporto nessuno
tu scrivi:
marò, la tua vita sentimentale ha dei cicli perpetui
arta scrive:
io non ho una vita sentimentale
tu scrivi:
esatto, questa è una delle fasi del ciclo
arta scrive:
e durerà tanto
tu scrivi:
l'ultima volta che ho sentito questa frase
ti sei messa con un mio amico
devo dedurne qualcosa?
arta scrive:
non ti preoccupare
non accadrà mai
con nessun tuo amico
tu scrivi:
e chi si preoccupa
arta scrive:
e con nessuno in generale
tu scrivi:
al massimo dovrebbero preoccuparsi i miei amici
arta scrive:
tu sei l'unico amico maschio che ho
tu scrivi:
devo offendermi
o preoccuparmi?

Siccome sei una persona discreta cancelli i dettagli personali, saluti cordialmente e spegni il computer.

27/09/07

02

Ovviamente proprio quando devi andare a risolvere i tuoi problemi fiscali il mondo del lavoro si ricorda di te. Ieri sera ricevi una richiesta totalmente idiota. Devi scrivere un pezzo per un sito gay su una popolare serie tv. Non vuoi parlare nè di lavoro nè di questo lavoro. Per questo parlerai di serie tv.

Hai scoperto che quando sei freelance hai un sacco di tempo libero. Hai scoperto che il tempo libero si puó occupare in tanti modi. Dormire, leggere, dormire, guardare la televisione, dormire, farti amabilmente i cazzi tuoi, dormire, guardare pornografia di bassa lega su internet, dormire, dormire, mettersi a dieta, andare in palestra, mettersi a dieta, andare dal barbiere, dormire, guardare pornografia raffinata in dvd, dormire, eccetera.

(dall'elenco delle possibili opzioni escludi alcune attività - per esempio fare sesso - perché non vuoi fornire ulteriori dettagli sulla tua vita privata)

Hai scoperto che guardare la tv ti piace ma non quanto guardare in tv le serie scaricate da internet. Per questo motivo hai dato fondo all'intero repertorio televisivo americano. Se prima di diventare freelance ti piaceva Lost, adesso hai visto nell'ordine:

PRISON BREAK - entrambe le serie
24 - dal giorno uno al giorno sei
BATTLESTAR GALACTICA - tre stagioni complete piú la serie web
HEROES - tutta la prima stagione
JERICHO - tutta la prima stagione
6 DEGREES - tutte le puntate fino alla tredici
CSI - tutte le puntate di tutte le cittá
X FILES - tutto, esegeticamente
VISITORS - solo la prima stagione

Non riesci ad innamorarti di DOCTOR HOUSE, di EARL e SIX FEET UNDER. SMALLVILLE ti sembra troppo adolescenziale per guardarla. In compenso provi un certo interesse per WEEDS e stai guardando la terza stagione di PRISON BREAK e la seconda di HEROES.

Una breve considerazione: ma non eri quello che STAR TREK è una faccenda da nerds brufolosi? TI guardi allo specchio, hai gli occhiali di plastica a fondo di bottiglia e una tendenza inaspettata all'acne giovanile, oltrre ai capelli lunghi.

Uhm... probabilmente alla veneranda età di circa trentanni comincerai con i giochi di ruolo e leggerai Tolkien.

(non l'hai mai letto? dovresti... è interessante, a tratti)

Per evitare di trasformare questo blog in un diario di confessioni adolescenziali e, anche perché senti un certo languorino, saluti educatamente e spegni il computer.

26/09/07

01

È sera, settembre è quasi finto. Sei a casa, nella tua casa in un quartiere residenziale della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa. Hai trascorso la giornata aggiornando il tuoi link su internet. Hai fatto ordine tra i documenti. Hai ricevuto una notifica da un ministero. Stamattina un ragazzo di circa venti anni ha depositato nella tua buca delle lettere un pacco contenente documenti.

Domani mattina dovrai presentarti all'ufficio delle tasse per aggiornarli sulla tua posizione. Risultano, ai loro investigatori, alcuni ingressi non giustificati. Dovrai dare delle spiegazioni. Spiegazioni. Documenti. Carte. Incartamenti. Fax. Lettere. Presentarsi all'ufficio delle tasse.

Sono passati circa quattro mesi dall'ultimo giorno di lavoro dipendente ma, evidentemente, lo stato non ti ha ancora cancellato dalla sua agenda. Per fortuna. Per fortuna. Anche perché negli ultimi quattro mesi ha contribuito in maniera decisiva alla tua sopravvivenza.

Lo stato, nella metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere un po' di tempo fa, rispetta i freelance.

Forse è per questo che un po' di tempo fa hai scelto di trasferirti. Sei passato da una metropoli occidentale ad un'altra. E, almeno fino a data odierna non te ne sei pentito.

Uhm... forse qualche volta sì.

Ma in generale sei contento della tua scelta.

Sono passati circa quattro mesi dal tuo ultimo giorno di lavoro dipendente e l'ufficio non ti manca. Non ti mancano le scrivanie dell'open space in cui trascorrevi circa otto ore al giorno. Non ti mancano le riunioni, gli appuntamenti con i clienti, non ti mancano i capi. Soprattuto non ti mancano i capi.

Sono passati quattro mesi dal tuo ultimo giorno di lavoro e quella sensazione di libertà non ti ha ancora abbandonato, almeno fino a data odierna.

Quando ti hanno offerto una cifra cospicua per abbandonare il tuo posto di lavoro non hai avuto molte esitazioni. Hai accettato senza battere ciglio. E, sorprendentemente, senza fare conti. Perché fare conti quando ti pagano per ritornare libero?

Domani mattina devi presentarti all'ufficio delle tasse. Stasera invece guarderai la partita di calcio della tua squadra del cuore, perché come tutte le persone normali hai una squadra del cuore. Che non è la squadra della metropoli occidentale in cui hai scelto di vivere qualche mese fa. E non potrebbe esserlo. È una squadra del cuore qualsiasi, anche se per te è molto del cuore. Non vuoi fornire altri dettagli sulla tua vita al momento, per questo ti fermi.

È sera, stai andando a cenare e, per questo, spegni il computer e saluti educatamente.